Lezione di musica per profani

Quando capisci che sei pronto per andare a registrare, sei un fallito in partenza. I risultati dei tuoi sforzi, dei tuoi primi sacrifici per far sembrare musica quello che tu hai in testa, tardano sempre ad arrivare e chiamano a se vagonate di stress.

Oggi non è andata poi così male, almeno l’aria non mancava. L’ambiente asettico della cantina bonificata del mio produttore ha quel meraviglioso profumo di cose costrette a star lì e svolgere il loro lavoro, quasi come non fossero in grado di ribellarsi ai voleri supremi e si sfogassero inondando la stanza con il loro tanfo che sa tanto di moderno, plastica, gomma.

In realtà è un accogliente 3,5×5m con batteria casse teste ampli rack pc strum equip asdnn w xuie28n dove la mia bimba adottiva è solitamente sdraiata vicino alla presa di corrente n.5, sempre riaccordata in Mi da uno stronzo a caso (il che mi costringe ogni volta a perdere mezz’ora per tirarla giù al Do, bestemmiando in cirillico) e durissima, sia per via delle .012 sia per il manico a prova di bomba.

Dicevo, quando hai in testa una cosa e la musica ti suona già dentro, le tue speranze sono solo rivolte ad avvicinarti il più possibile a ciò che vuoi (o credi di volere), e sono tanto vane quanto è certo che a volte è molto molto meglio improvvisare.

Oggi ho finito la registrazione di una canzone particolarmente ostica, imparando che per registrare un coro una mentina è poco e 2 sono troppe, che se rifai 2 note 46 volte è meglio che cerchi la sequenza giusta tra i primi take, che per far esplodere la canzone devi miscelare pathos e overdubs nella giusta quantità, che la naturalezza è la chiave di tutto.

“Ma si potrà sentire qualcosa?”

“Sì, quando il mio cantante muoverà il suo delizioso culo.”

P.S: Se pensate di registrare qualcosa ed avere un buon risultato, o avete sbagliato ad accostare i 2 concetti o preparatevi a cagare durissimo.


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